Vita

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I am a self-taught artist.

I come from an originally Australian family. My great-grandfather, Gustaf Kollerstrom, left Sweden at the end of XIXth century to emigrate to Sydney, where he was co-founder of the Theosophical Society. Many representatives of the movement lived in the family house, including Charles Leadbeater and a young Jiddu Krishnamurti.

I am based in Rome, where I  graduated  at La Sapienza University in Rome, Humanities Faculty, with the thesis “Voltaire and the Theater’s Theory”. In 2001 I obtained a teaching degree for high school in art history and since 2009 I am member of the national order of journalists.

I worked from 1990 to 2005  in an art gallery in Rome which focused on Eastern European art. Among others, I contributed to the exhibitions of Tadeusz Kantor,  Miklós Erdély from Indigo Group (in cooperation with the National Art Gallery in Budapest), János Sugár (in cooperation with the Hungarian Academy in Rome), Henryk Stazewski (in cooperation with the Art Museum in Łódź), Jaroslaw Kozakiewicz and Horia Bernea. In 1996 and 1997 I practiced drama courses with the actor Julio Solinas. In 2003 my first novel “La sindrome di Salomone” (Salomon’s Syndrome), (Oèdipus ed.) was published. It’s the story of an exchange between a writer and his novel’s character.  In 2008 I wrote my second novel “I re selvatici” (The Wild Kings), an experiment of automatic writing and poetry in prose. The main character is a young woman, an architect, who has a linguistic curse: when she says the name of an object, the object appears. So she can only confirm or deny what others say. Until she falls in love with a man whose job is to invent names of colors. He will free her from the curse, while parallel stories interfere, from other dimensions, like in a musical symphony for several voices. Before this, I wrote the tale “Il venditore di aria fritta” (Hot Air Salesman), the story of a daydream child who saves his community from a thief of dreams. From 2006 to 2010 I worked as an author and host for English speaking cultural radio programs for Rai International. Until 2016, I have been an art freelance journalist for Italian and international press. In 2016 I curated the exhibition “A View of One’s Own. Three Women Photographers”,  at the American Academy in Rome and “Portrait/Voice” at Museo della Mente in Rome. From 2015 to 2017 I lived in Düsseldorf (Germany) where, in order to recover from a depression,  I attended ergotherapy sessions, following which my literary experience took the form of sculpture making. Back in Rome in 2017, I had my first solo exhibition “Approdo” (Haven) in 2018 at MAC Maja Arte Contemporanea.

My sculptures are narrative, as much as my writing is visual. The two of them cohabit through musicality. In my  writing, I start from the words’ sound and rhythm. The text’s structure must be musical, auditory, before being conceptual. Likewise, when I make sculptures, I do not plan the sculpture before. The subject thrives in  and from the making. I make while listening to Elvis Presley’s songs. His music gives speed and rhythm to my gestures, and sets me into a sort of mantra, where any logic approach is overcome by the music and by the clay’s response. The choice of colors is also blind: I try not to choose absolute colors, and often mix them randomly, so not to repeat the same color.  

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Sono un’artista autodidatta.

La mia famiglia è originaria dell’Australia. Il mio bisnonno, Gustaf Kollerstrom, lasciò la Svezia alla fine del XIX secolo ed emigrò a Sydney, dove fu co-fondatore della Società Teosofica. Nella casa di famiglia vissero numerosi esponenti del movimento, fra cui Charles Leadbeater e il giovane Jiddu Krishnamurti.

Vivo a Roma dove mi sono  laureata alla facoltà di Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza di Roma, con la tesi “Voltaire e la teoria del teatro”, quindi nel 2001 ho ottenuto l’abilitazione per l’insegnamento alle scuole secondarie in storia dell’arte e, dal 2009, sono iscritta all’ordine nazionale dei giornalisti.

Ho lavorato dal 1990 al 2005 in una  galleria d’arte di Roma con un focus sull’arte contemporanea dell’Est Europa, contribuendo alle mostre di Tadeusz Kantor,  Miklós Erdély del Gruppo Indigo (in cooperazione con la Galleria Nazionale di Budapest), János Sugár (in cooperazione con l’Accademia di Ungheria in Roma), Henryk Stazewski (in cooperazione con il Museo di arte di Łódź), Jaroslaw Kozakiewicz, e Horia Bernea.  Nel 1996 e 1997 ho seguito corsi di arte drammatica con l’attore Julio Solinas. Nel 2003 è stato pubblicato il mio primo romanzo “La sindrome di Salomone” (Oèdipus ed.), la storia di uno scambio fra scrittore e personaggio del proprio romanzo. Nel 2008 ho scritto il secondo, “I re selvatici”, un esperimento di scrittura automatica e poesia in prosa. La protagonista, un’architetta,  ha una maledizione linguistica: ogni volta che pronuncia il nome di un oggetto, questo compare. Può quindi solo esprimersi negando o confermando quanto dicono gli altri. Fin quando si innamora di un uomo il cui lavoro è inventare i nomi dei colori. Questi la libererà dalla maledizione, mentre vicende di altre dimensioni interferiscono nella storia, come in una sinfonia musicale a più voci. Prima di questo ho scritto la favola “Il venditore di aria fritta”, la storia di un bambino che sogna ad occhi aperti e salva la sua comunità da un ladro di sogni. Dal 2006 al 2010 ho lavorato come autrice e conduttrice di programmi culturali in Inglese per Rai International, quindi, fino al 2016, come giornalista pubblicista di arte per stampa italiana e straniera.  Nel 2016 ho curato  la mostra “A View of One’s Own. Three Women Photographers in Rome” all’American Academy in Rome e “Portrait/Voice” al Museo della Mente di Roma. Dal 2015 al 2017 ho vissuto a Düsseldorf (Germania) dove, per curare una depressione, ho partecipato a sessioni di ergoterapia, in seguito alle quali la mia esperienza letteraria ha assunto la forma della scultura. Di ritorno a Roma nel 2017, si è svolta la mia prima mostra personale alla galleria MAC Maja Arte Contemporanea di Roma nel 2018.

Le mie sculture sono narrative quanto la mia scrittura visiva. Entrambe coabitano attraverso la musicalità. Nella scrittura comincio dal suono e dal ritmo delle parole, la struttura del testo è innazitutto sonora e musicale prima ancora che concettuale. Allo stesso modo, non pianifico il soggetto di una scultura. Questo nasce dal e nel fare, ascoltando canzoni di Elvis Presley. La sua musica dà ritmo e velocità ai miei gesti, mi dispone in una sorta di mantra, così da prevenire ogni approccio logico e rispondere in maniera immediata all’argilla. La scelta dei colori è anche questa cieca: cerco di non scegliere colori assoluti, spesso li mescolo casualmente, in modo da non ripetere gli stessi colori.

Angela Maria Piga catalogue